video con sottotitoli a cura di Elena Cesari*


«È la neve che misura. È la neve la salvezza degli invisibili./Un legame di piccole mani bianche»

(da Concordanze e approssimazioni,  Il Leggio, 2019)


Biobibliografia

Francesca Marica, poeta e artista visiva, è attiva in Italia e Francia.

Appassionata di arte e teatro, i suoi testi non hanno mai una dimensione solo letteraria. Le sue poesie sono state ospitate in diverse riviste e magazine, con un buon riscontro di critica. I suoi collage sono stati esposti in occasione di mostre e festival di respiro nazionale e internazionale, l’ultima collaborazione è quella con BAU17, edizione 2020 dedicata al tema delle onde, insieme al poeta Ranieri Teti.
Si occupa anche di traduzione: traduce dall’inglese, dal francese e dallo spagnolo; recenti i suoi lavori su Francisca Aguirre, Anne Carson, Alejandra Pizarnik, Roberto Juarroz e Louise Glück.
Da anni approfondisce il tema delle avanguardie. Collabora e ha collaborato con Argo, Poesia del Nostro Tempo, Carte nel Vento, imperfetta Ellisse, Carteggi Letterari, Rebstein, Le nature indivisibili.
Da due anni fa arte della giuria del premio Fortini e Lucini.
Dopo la recente pubblicazione di Concordanze e approssimazioni (Il Leggio, 2019) sta ultimando una serie di progetti: un nuovo libro di poesie, un lavoro di prose poetiche e un libro d’artista a quattro mani con una scultrice di arte contemporanea.


Intervista

1. La parola è parte di un linguaggio conoscitivo e creativo, definisce e scardina. Qual è una parola che ritieni abbia rappresentato la tua esperienza poetica?

La parola è la monade fondante di ogni linguaggio conoscitivo e creativo; è il suo elemento primo e imprescindibile. Un poeta pone la lingua oltre la portata del tempo; ha scritto John Berger (1) e io sono d’accordo con lui. La lingua diventa per il poeta un luogo, la sede di una rivelazione. In altre occasioni, ho avuto modo di spiegare l’importanza che il linguaggio – che di per sé nasce da un’equazione ambigua, un’equazione in cui le due espressioni in gioco sono comunicanti ma incommensurabili (2) – riveste non solo in seno alla poesia ma in seno a qualsiasi altro campo del sapere che ponga l’uomo al centro della propria indagine, penso alla filosofia su tutti.

Filosofia e poesia corrono per me sempre su binari vicini e mentre lo scrivo, il pensiero corre a tre filosofi, in particolare: Wittgenstein, Kristeva e Giorgi.

Ludwig Wittgenstein nel Tractatus ha scritto che il linguaggio è la condizione originaria dell’uomo, la sua essenza. Il mondo esiste come totalità di fatti e il linguaggio come totalità di proposizioni che significano i fatti stessi.

Julia Kristeva, in La rivoluzione del linguaggio poetico, ha reso evidente come nella dialettica tra momento simbolico (dell’individuazione, dell’enunciazione, della significazione) e momento semiotico (d’irruzione della pulsione del linguaggio, del ritmo e del senso), il linguaggio, specie quello poetico, compie una rivoluzione di appartenenza diventando strumento di conoscenza e coscienza. Rubina Giorgi invece, in Alla ricerca delle nascite (lingue e manie), ha affrontato il tema del linguaggio come desiderio, Il linguaggio ha eletto per sé il movimento del bruciare e ci vuole un’ira per rifare il fuoco. Così anche nella vita di parole, occorre concentrare, coagulare il desiderio. Quest’ira non è una scienza, ma un’arte delle parole esplose, delle nascite latenti.

Facendo mie queste conclusioni e immaginando il linguaggio come tripartito in tre momenti, significazione/ coscienza e appartenenza/ e desiderio, individuo nella parola “Acqua” quella maggiormente in grado di rappresentarmi. L’Acqua è metafora dello scorrere e del cambiamento, è il regno in cui si sedimenta la memoria, anche quella remota. L’Acqua è condizione originaria dell’uomo, ne è l’essenza (alla maniera di Wittgenstein), è un momento simbolico e di appartenenza (alla maniera di Kristeva) ed è sostanza e veicolo del desiderio, crea e sazia una sete (alla maniera di Giorgi). In Concordanze e approssimazioni, l’Acqua è onnipresente; compare a più riprese in diverse poesie e la sezione centrale del libro la contiene anche nella titolazione.

Quella sezione, Dalla parte dell’acqua, dichiara una mia prossimità all’elemento liquido e  funziona come manifesto, come momento di genesi, di sintesi e di evoluzione del mio percorso. Racconta e lascia intuire un’iniziazione, una nuova via, un andare che è anche un ritornare.

1. In E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto, Il saggiatore, 2020.
2. Così Enrico Terrinoni, in Oltre abita il silenzio, Il Saggiatore, 2019.

2. Madri e padri del proprio percorso poetico: qual è il tuo rapporto con la tradizione letteraria e come essa ha influenzato la tua scrittura poetica?

Se per tradizione letteraria si intende quella a noi più prossima, e cioè quella del Novecento, i rapporti sono sicuramente buoni, molto buoni, di grande ammirazione e rispetto, in molti casi. Sono buoni anche con il secolo precedente e con quelli più risalenti ancora. Ci sono influssi e influenze che si perdono nella notte dei tempi. Sono stata, e continuo a essere, una lettrice esigente. I libri letti negli anni hanno influenzato il mio modo di scrivere ma è vero anche il contrario; dopo aver scritto le prime poesie è cambiato anche il modo di leggere. Alcuni libri, letti a distanza di anni, si sono manifestati si miei occhi in modo completamente diverso ma diventa complesso riassumere questo concetto qui in poche battute.

Non nascondo che fare i nomi delle madri e dei padri simbolici mi crea qualche disagio; l’elenco rischierebbe di essere lungo ma altrettanto impreciso e incompleto. Nel libro Concordanze e approssimazioni, ogni sezione reca in epigrafe un omaggio a una coppia di poeti, una donna e un uomo: Cristina Annino e Corrado Costa aprono la sezione Il tempo indietro, Claudia Ruggeri e Giuliano Mesa aprono la seconda sezione Dalla parte dell’acqua, e da ultimo, Amelia Rosselli e Mario Benedetti aprono la terza sezione, Interstiziale.

Si tratta di poeti molto distanti tra loro ma con analogie piuttosto forti in termini di profondità di sguardo e capacità di osservazione.

Non tutti quei poeti mi sono vicini nello stesso modo. Con Amelia Rosselli, Corrado Costa, Claudia Ruggeri e Giuliano Mesa, il rapporto è più intenso e vitale. Sono quattro poeti che ho studiato a lungo, la loro “vocalità”, il loro rapporto tra pensiero e parola, la loro ricerca continua rappresentano una fonte di ispirazione imprescindibile, uno spunto creativo essenziale e irrinunciabile. Tra le letture imprescindibili degli ultimi anni, ho piacere di segnalare tre poetesse, colte, raffinate, trasversali: Anne Carson, Jorie Graham e Rosmarie Waldrop.


Questo video è parte del progetto “Una come lei”.


*Elena Cesari

Nata a Castel San Pietro nel 1982, Elena Cesari è educatrice di professione. Da anni appassionata di pratiche e saperi agroecologici, è stata anche operatrice dell’accoglienza, insegnante di italiano L2 a persone di ogni età e provenienza geografica. Ha pubblicato Una viola, una pigna, un’ombra (Fondazione Mario Luzi Editore, 2014) e L’essenziale delle cose perse (Edizioni LietoColle, 2015). Attualmente studia la Lingua dei Segni Italiana ed è iscritta al Corso di Alta Formazione in “Linguaggi per l’accessibilità e l’inclusione” dell’Università di Bologna.